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Il danno invisibile della violenza assistita / VIOLENCE WITNESSED BY MINORS, THE CAUSE OF INVISIBLE DAMAGE


“L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita.”



IL DANNO INVISIBILE NELLA VIOLENZA ASSISTITA DA MINORI[/font2]

IL DANNO INVISIBILE NELLA VIOLENZA ASSISTITA DA MINORI La “violenza assistita”, ancor prima che un problema da contrastare con la materia giuridica, è una questione sociale che deve investire tutti noi. Crescendo, i minori che hanno subìto questo tipo di violenza, presentano una maggiore esposizione a sintomatologie post-traumatiche e problemi relazionali per i quali, raggiunta l’età adulta, rischiano di perpetuare la violenza, agendola o subendola.

Per violenza assistita si intende quella particolare forma di maltrattamento, sottovalutato e a volte ignorato anche dai genitori.
Il bambino spesso assiste ad atti di abuso fisico, verbale, psicologico, sessuale o economico, diretti verso la madre o verso figure familiari per lui affettivamente importanti.
L'esposizione a queste forme di violenza in famiglia può avere effetti devastanti, compromettendo lo sviluppo personale e l'interazione sociale, sia nell'infanzia che nell'età adulta.
Il bambino attiva diversi meccanismi di difesa, può assumere la stessa condotta aggressiva del maltrattante, imitandolo fisicamente e nel comportamento; i ricordi e i vissuti emotivi vengono spesso relegati nell’inconscio. La mente si divide in due parti, una riconosce l’avvenimento traumatico, l’altra lo nega e vi sostituisce una costruzione fantastica (come accusarsi della violenza o di non aver protetto il genitore maltrattato). In età adolescenziale possono inconsciamente ritrovarsi in situazioni e in relazioni dolorose, ripetendo inconsapevolmente le passate esperienze.
Questi bambini vivono in uno stato di costante allerta, insicurezza, paura, ansia mista a rabbia, imbarazzo e umiliazione, sviluppando sintomi quali disturbi del sonno, mancanza di concentrazione con scarso rendimento scolastico, ritardi di sviluppo, riduzione delle capacità cognitive, deficit di attenzione ed iperattività. Possono insorgere somatizzazioni a carico dell’apparato gastrointestinale, cefalee, enuresi, tristezza, depressione e rabbia. Possono manifestare comportamenti d’accudimento e di protezione verso le vittime, mettendo in atto numerose strategie, come controllare chi suona alla porta, rispondere al telefono per filtrare le telefonate, prendersi cura del genitore aggredito rifiutando di separarsi da esso o controllando le sue attività. Come il loro genitore maltrattato, i figli possono sviluppare pensieri ricorrenti rispetto alle modalità per impedire le violenze e calmare il maltrattante.
La sintomatologia citata ha un riscontro biologico, l’esposizione alla violenza innalza la quantità di ormoni dello stress, spesso neurotossici (in particolare il cortisolo). L’eccesso di cortisolo, può contribuire alla diminuzione della massa encefalica, provoca deficit nel funzionamento cognitivo, rende inefficiente l’ippocampo sede della memoria, dell’integrazione dei ricordi e delle emozioni, infine può ipersollecitare l’amigdala, area sede delle emozioni, tra le quali la paura.


VIOLENCE WITNESSED BY MINORS, THE CAUSE OF INVISIBLE DAMAGE - Even before it becomes a problem that must be contrasted through legal action, “witnessed violence” is a social issue which everyone must take to heart. Growing up, minors who have suffered this type of violence are more exposed to post-traumatic symptoms and relational difficulties and, once they reach adulthood, the risk exists that they may perpetuate violence, either by inflicting it or enduring it.

What we mean by “witnessed violence” is a particular form of abuse, which is underestimated and oftentimes even ignored by parents.
These children often witness acts of physical, verbal, psychological, sexual, or financial abuse directed towards their mothers or towards family members who are emotionally important to them.
Exposure to these forms of violence in the family can have devastating effects, while they also compromise personal development and social interaction in both childhood and adulthood.
This can trigger various defense mechanisms that lead to the same aggressive behavior in these children as that of their perpetrator, where they begin to imitate the latter, both physically and behaviorally. Memories and emotional experiences are often relegated to their unconscious. Their minds are divided into two parts: one recognizes the traumatic event, the other denies it and replaces it with a fantastic fabrication (such as accusing oneself of violence or of not having protected the abused parent). When they then reach adolescence, they could unconsciously end up in painful circumstances and relationships, and unwittingly repeat past experiences.
These children live in a state of constant alertness, insecurity, fear, anxiety mixed with anger, embarrassment, and humiliation. They develop symptoms, such as sleep disturbances, lack of concentration with poor academic performance, delays in development, impaired cognition, attention deficit, and hyperactivity. Furthermore, psychosomatic reactions could arise, leading to gastrointestinal problems, headaches, enuresis, sadness, depression, and even anger. They might manifest a nurturing and protective behavior towards the victim, implementing numerous strategies, such as checking who rings the doorbell, answering the phone to filter phone calls, taking care of the abused parent by refusing to separate from them, or monitoring activities. Just like their abused parents, these children may develop recurring thoughts regarding ways on how to prevent violence and calm the perpetrator.
The symptoms mentioned are corroborated on a biological level, because exposure to violence increases the amount of stress hormones, which are often neurotoxic (especially cortisol). An excess amount of cortisol can contribute to a decrease in brain mass, while also causing deficits in cognitive function, an inefficiency of the hippocampus – the part of the brain where certain memories and emotions are processed and retrieved and, finally, a hyperactivation of the amygdala – the area of the brain where emotional responses are processed, including fear.
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