Il danno invisibile della violenza assistita


“L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita.”


Il progetto arstico-sociale Profumo di vita #neldirittodelbambino nasce per creare un momento di riflessione ed approfondimento sul fenomeno sommerso della “violenza assistita” da minori al fine di conoscere le conseguenze che si riscontrano nei bambini “sistematici spettatori obbligati” di manifestazioni di violenza, anche psicologica, di un coniuge nei confronti dell’altro coniuge.
La “violenza assistita” punita con l’art. 572 del Codice Penale “Maltrattamenti in famiglia”, è ancor prima che un problema da contrastare con la materia giuridica, un problema sociale che deve investire tutti tenuto conto che crescendo, i minori che hanno subìto questo tipo di violenza sono mediamente più esposti degli altri a sintomatologie post-traumatiche e problemi relazionali e soprattutto, una volta diventati adulti, rischiano di perpetuare la violenza, agendola o subendola. Per affrontare il tema, l’artista torinese Elena Givone ha scelto la fotografia “newborn”; scatti realizzati nei primissimi giorni di vita del bambino per poter cogliere al meglio un momento magico ed irripetibile: il sonno profondo dei neonati e le classiche pose fetali.
Nelle immagini realizzate presso l’ospedale Sant’Anna di Torino con neonati appartenenti a differenti zone geografiche e culturali, si vuol cogliere l'essenza e la poesia della vita: la fragilità di un neonato che sprigiona amore, le mani di un genitore che lo hanno messo al mondo e che lo proteggeranno ed aiuteranno a crescere al meglio.

IL DANNO INVISIBILE NELLA VIOLENZA ASSISTITA DA MINORI


Per violenza assisita si intende quella particolare forma di maltratramento, sottovalutato se non completamente ignorato in primis dai genitori, che il bambino subisce assistendo ad atti di abuso fisico, verbale, psicologico, sessuale o economico sulla madre in particolare, su altri membri della famiglia o su figure per lui affettivamente importanti.
L'esposizione sempre più frequente a svariate forme di violenza in famiglia da parte delle proprie figure di riferimento può avere effetti devastanti e può seriamente compromettere il benessere, lo sviluppo personale e l'interazione sociale del bambino, sia nell'infanzia che nell'età adulta.
Va ricordato infatti che la capacità di elaborare opinioni significative riguardo a sé stessi, alle relazioni e al mondo, si basa sull’apprendimento e sui vissuti emotivi trascorsi durante l’età evolutiva.
La mente immatura del bambino attiva svariati meccanismi per difendersi:
• la rimozione, ossia relegare nell’inconscio il ricordo e l’impatto emotivo degli avvenimenti.
• l’identificazione con l’aggressore, assumendone la stessa condotta aggressiva, imitandolo fisicamente e
moralmente.
• la coazione a ripetere, cioè la tendenza inconscia, a porsi in situazioni dolorose, senza rendersi
conto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze.
• il diniego, quando il bambino si rifiuta di riconoscere e prendere atto di una realtà traumatizzante.
• la scissione quando la mente si divide in due parti, una riconosce l’avvenimento traumatico, l’altra lo
nega e vi sostituisce una costruzione fantastica (come accusarsi della violenza o di non aver protetto il
genitore maltrattato).

Questi bambini vivono in uno stato di costante allerta, insicurezza, paura e ansia, mista a rabbia, imbarazzo e umiliazione. Spesso sviluppano un disturbo post-traumatico da stress i cui sintomi sono: disturbi del sonno, mancanza di concentrazione con scarso rendimento scolastico, ritardi di sviluppo, riduzione delle capacità cognitive, deficit di attenzione e iperattività, varie somatizzazioni a carico dell’apparato gastrointestinale, cefalee, enuresi, tristezza, depressione, rabbia. Possono sviluppare comportamenti d’accudimento e diventare i protettori della vittima mettendo in atto numerose strategie, come controllare chi suona alla porta, rispondere al telefono per filtrare le telefonate, prendersi cura del genitore aggredito rifiutando di separarsi da esso o controllando le sue attività.
A complicare il quadro psicopatologico interviene il “segreto” a cui spesso sono indotti da vittima e carnefice che implica un controllo totale sui propri atti e pensieri. Ne consegue l’insorgenza di sindromi ossessive-compulsive. In adolescenza si riscontra frequentemente un disturbo del comportamento, caratterizzato da aggressività auto ed etero-distruttiva, associata ad un deficit nel controllo degli impulsi.
La sintomatologia citata ha un riscontro biologico: l’esposizione alla violenza innalza la quan􀀂tà degli ormoni dello stress (in particolare il cortisolo), che sono neurotossici. L’eccesso di cortisolo fa diminuire il volume del cervello e provoca deficit nel funzionamento cognitivo, rende inefficiente l’ippocampo, sede della memoria, dell’integrazione dei ricordi e delle emozioni; e ipersollecita l’amigdala, area sede della paura.
Le cause della violenza assistita sono complesse e necessitano di interventi multi professionali di prevenzione e di cura per le vittima ma anche per gli autori.
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